Se c’è un momento in cui l’ulivo sembra “dirti” cosa fare, è proprio quando lo guardi dopo la raccolta: ti sembra tranquillo, quasi fermo. E invece tantissimi, in buona fede, entrano con le forbici nel periodo peggiore. Il risultato? Meno olive, più stress, e una pianta che l’anno dopo fa di testa sua.
L’errore che rovina la produzione (e perché lo fanno in tanti)
L’errore più comune è potare durante la fase produttiva, tra ottobre e dicembre, quando la pianta sta ancora gestendo frutti, riserve e preparazione al riposo. È comprensibile: si finisce di raccogliere, si ha tempo, e l’idea di “mettere in ordine” l’oliveto è forte.
Ma l’ulivo in quel momento è come una casa in cui stanno ancora chiudendo i conti: se sposti mobili e rompi muri, non è solo disordine, è un danno.
Cosa succede alla pianta se tagli nel periodo sbagliato
- Elimini rami fruttiferi e gemme utili, quindi riduci subito la quantità di olive (anche senza accorgertene).
- La pianta reagisce con una crescita “di difesa”, più vegetazione e meno predisposizione alla fioritura successiva.
- I tagli espongono i tessuti a freddo e sbalzi, soprattutto se arrivano gelate o umidità persistente.
- Aumenti lo stress proprio quando dovrebbe chiudere il ciclo e accumulare energie.
In pratica, la potatura “anticipata” o “in pieno lavoro” manda fuori equilibrio il rapporto tra chioma e radici, e l’ulivo risponde come sa fare: sopravvive benissimo, ma produce peggio.
Il metodo giusto: la potatura secca invernale (quella che dà risultati)
La potatura principale è la potatura secca invernale, da fare nel riposo vegetativo, dopo la raccolta e prima della ripresa primaverile, evitando i periodi di gelo. Il calendario cambia molto in base al clima:
- Climi miti: gennaio-febbraio è spesso la finestra migliore.
- Nord Italia e zone fredde: meglio marzo-aprile, quando il rischio gelate è più basso.
- Regola pratica: se di notte scendi vicino allo zero e di giorno l’umidità resta alta, aspetta.
Il punto chiave è la misura: in una singola sessione, non asportare oltre il 30% del volume della chioma. Superare questa soglia significa quasi sempre spingere la pianta a fare legno e foglie, non frutti.
Come potare davvero bene, senza “fare danni”
Qui entra la tecnica, che è meno complicata di quanto sembri, se segui un ordine chiaro.
1) Parti dall’alto (per luce e aria)
Lavora dall’alto verso il basso. L’obiettivo è far entrare luce e far circolare aria, due elementi che incidono tantissimo su allegagione e sanità della chioma.
2) Togli prima ciò che è inutile o dannoso
Concentrati su:
- rami secchi o danneggiati
- branche sovrapposte o che si incrociano
- rami che creano ombra interna
- succhioni vigorosi (soprattutto quelli verticali che rubano energia)
3) Mantieni una forma equilibrata
Le forme più gestibili e produttive sono a vaso policonico o a vaso libero. Evita interventi drastici come capitozzature e tagli “a testa” che scompensano tutto: l’ulivo reagisce con un’esplosione di ricacci, e spesso la produzione cala per più stagioni.
Per capire la logica, pensa alla potatura come a un dialogo: non imponi, accompagni.
Altri errori frequenti (meno evidenti, ma comuni)
- Potatura troppo severa: oltre il 30% la pianta entra in modalità “ricostruzione”.
- Potatura troppo leggera: chioma chiusa, poca luce, fruttificazione spostata all’esterno.
- Tagliare in gelo, con pianta bagnata o in giornate molto umide.
- Usare attrezzi non affilati e puliti, che lasciano ferite sfilacciate e aumentano il rischio di infezioni.
- Eliminare tutto “pulendo troppo”: in alcuni tagli è utile lasciare un minimo di legno di rispetto per una cicatrizzazione migliore.
- Potare solo in periferia, lontano dal tronco, creando una chioma sempre più esterna e una raccolta più difficile.
La regola finale che cambia tutto
Se vuoi un ulivo stabile e generoso, scegli la continuità: ogni anno poco, nel periodo giusto, con tagli netti e una chioma ariosa. Così la pianta resta in equilibrio tra crescita e produzione, e la differenza si vede, prima nel numero di olive, poi nella qualità.




